Da questo momento questo blog non è più attendibile, se mai lo è stato.Contrariamente al resto dell'universo figo a me il nuovo disco di Nick Cave, Dig, Lazarus, Dig!!! sta piacendo molto. Allucinazione collettiva? O è brutto quanto so originali gli A Toys Orchestra? Ora vado a radermi. Ma mi lascio crescere i baffoni.
Dopo aver toccando con mano attraverso fenomeni da ecomio come La Blogotheque e Fabchannel la fruttuosa commistione che il web permette tra la musica indipendente, anzi la scoperta della musica e il video, ecco altre due belle frecce pronte a scoccare contro le servizievoli logiche dei grandi network. Videogum sarà presentato solo domani, ma conoscendo l'm-blog Stereogum che lo propone non possiamo che ben sperare. (tra le altre iniziative di m-blog, la più recente la compilation tributo gratuita in omaggio a Bjork) Pitchfork.tv ha già invece un giorno di stagionatura e pare davvero ottima e con margini di miglioramento ulteriori. Esordio con performance live inedita dei Radiohead in copertina. Non si scherza. Ma io vi propongo invece questo "trailer" dei Man Man, gruppo e disco in uscita per Anti-, per cui fremo di curiosità: Il buon Fredo già dopo Parallel Worlds, Parallel Lives, il documentario di un ora che apre il concerto, incentrato sulla vita del padre di Mr. E, uno scenziato che in tempi non sospetti teorizzava e dimostrava quantomeno la possibilità logico-matematica di universi paralleli, aveva manifestato qualche perplessità. Non tanto sulla qualità (invero gradevole...nonostante le mie difficoltà con l'inglese) ma sulla necessità e la circostanza e precisamente sul senso di egocentrismo che la figura di Mr. E, regista e protagonista del documentario inevitabilmente lasciava. Egocentrismo tralaltro testimoniato nel film stesso, quando egli ritrova i suoi innocui deliri fanciulleschi sull'essere "il migliore", su un vecchio nastro del padre. Come bisogna porsi difatti rispetto allo spettacolo di Meet The Eels? Da un lato la situazione è chiara. Il buon E. si butta sulla scrittura e c'era la necessità per tanti motivi, di mettere un punto e virgola sulla carriera degli Eels. Ecco dunque il best of, la raccolta di rarità e il tour mondiale. Ci si può stare eccome. E' stato ed è un fenomeno musicale fondamentale, sin dai malinconici giochi e favole cupe dei '90 fino alla maturità del songwriting odierno. Si tratta dunque inevitabilmente di una celebrazione pre-postuma. E anche questo mi va bene. Ma a cosa? Alla musica degli Eels o al personaggio E.? Non tragga in inganno la domanda. Non si cerca di evitare di entrare nel merito di quanto visto. Anzi. Provo ad interrogarmi sul perchè non mi abbia del tutto soddisfatto. Sebbene infatti la scelta di ridurre all'osso gli arrangiamenti, proporre le canzoni nella loro nudità, presumiblmente originaria, in cui E si alterna tra piano e chitarra e un fido compare, tale Chet, suona tutto il resto spostandosi a destra e a manca, sembra voler rispondere al quesito privilegiando il succo della cosa, in realtà è il sospetto di un malcelato e sofisticato protagonismo del personaggio a fare da reale filo conduttore. Alle canzoni infatti, lo spettacolo affianca anche dei reading che non solo sono tratti dal libro di E., ma che hanno anche, guarda un pò, una chiara impronta autobiografica. E allora il dilemma tra la celebrazione della musica e la promozione del soggetto mi pare lampante e irrisolto. Ma E è geniale anche nell'essere veniale. Predispone degli specchietti che riflettono la sua ombra e le sue scintille. Così il ricordo del padre indossa la maglietta del figlio e il buon Chet, si affaccenda, legge, suona la batteria, la chitarra, il piano, si sposta da una parte all'altra del palco, tutto al servizio di lui, che risalta, pure rattrappito nel suo modus operandi, rannicchiato, un faro puntato sulla sua posizione eminentemente fetale. Non mancano le emozioni, sia chiaro. Di fattura peraltro pregevole. Ma fugaci, svelte, intensissime ma decongestionate. Come se il timore che la canzone, anzi: la bellezza della canzone, lo potesse divorare seduta stante, prendesse il sopravvento. Mentre la rozzetta alla chitarra mal tollerata da Fredo nel suo post per me è stata un'ancora a cui aggrappare la mia necessità di immaginare all'indietro fin tanto che bastasse per vederlo nascere, quel brano, non oltre....la batteria del fido Chet, così perfettina e servizievole, così "americana" e pomposa distraeva spesso il mio spasso. Insomma. Le cose belle c'erano. E oggi (o sempre) è grasso che cola. Inoltre vedere gli Eels era una mia necessità, arrivata nel momento in cui ad E avrebbe fatto più piacere. Ma la verità è che non credo comprerò mai il suo libro.
Ma grazie all'esperienza irlandese una delle notizie in ambito music.biz in senso lato, che ha solleticato la mia immaginazione è stata quella che riguarda i progetti di ripensamento del concetto di store che sta facendo la catena inglese HMV, che ho avuto modo di visitare a Galway come a Dublino. Nonstante si parli proprio di un altro mondo, completamente immerso nella musica, e nonostante comunque sarebbe il caso di svincolare l'esperienza irlandese dal mercato britannico, diciamo che ultimamente anche in questi avanposti della fruizione musicale lo scricchiolare delle varie crepe inizia a farsi rumoroso. E parlo di chiusure di catene di negozi ma anche al forte calo, monitorato di recente, delle importanti riviste musicali che di questo sistema sono linfa integrante. HMV che ho visto io segue più o meno tutte le regole che stanno fottendo il mercato. Fighetteria a go-go col fiato sui trend, dipendenza dalle riviste nello scouting, strategie di prezzo inverosimili (ci sono dischi che senza motivo superano i 20 euro e offerte di novità o must tipo radiohead sotto i 5 euro...l'effetto complessivo è eufemisticamente spiazzante), non ho visto vinili, nessuna personalità se nn di facciata. Cose a cui unisce cose davvere molto buone come un disreto catalogo e dei percorsi interessanti ma che hanno un perchè primordiale nel suddetto ruolo che la musica ha in questa cultura, per cui si potrebbe anche pretendere di più. La rivoluzione riguarda la trasformazione in megastore pù interattivi sul fronte videogiochi, accesso internet e juice bar a tutta frutta. Carino, ma....cos'è? Voglio dire: fermo restando che HMV non è solo una catena di dischi, si deve fare proprio a meno di un caratterizzare un "luogo per la musica" per avere un nuovo rapporto coi clienti? soprattutto in paesi dove di cultura e passione per la musica ce n'è ancora tanta! Mah. Intendiamoci: non solo trovo importante questo tipo di risettaggi, ma ritengo anzi che il loro mancato effettivo realizzarsi o, come in questo caso, realizzrsi in modo fuori tempo e dispersivo, sia una delle cause della perdita di valore della musica. Non perdono nulla ai negozi di musica. Aldilà del fatto che ci lavoro (sob!), e che la chiusura di Disfunzioni Musicali qui a Roma sia stato un momento triste. Perchè è tristemente che ammetto che stanno ostinantamente cercando la loro morte per inerzia. Regola fondamentale, già trasgredita dalla discografia, sarebbe quella di riuscire ad essere abbastanza flessibili da cambiare a seconda di come cambia il mercato. Cosa che non è mai stata fatta. Si è preferito rimanere circoli chiusi, elitari, di un consumo morboso e clandestino, avanposti del reliquiario. E' una cosa che capisco, in fondo, ma non giustifico dal punto di vista economico: rimanere immobili durante la tempesta ha rignificato un inutile martirio. Potevano invece forse influenzare nuove tendenze. Diciamocelo, tanto la cosa è nell'aria. Quanto ci vorrà (o quanto ci sarebbe voluto, cinque-sei anni fa) perchè i negozi di questi strani oggetti alieni che sono i cd si trasformino in music-store a tutto tondo? Non sarebbe bello avere negozi che abbiano postazioni per ascoltare e comprare attraverso collegamenti agli store online pagando attraverso carte prepagate vendute negli store, che prendono la commissione, permettendo anche ai giovanissimi di comprare senza carta di credito? E il negozio potrebbe offrire spazi di fruizione musicale, showcase, libri e dvd solo musicali, gadget ma soprattutto solo vinili, o solo edizoni speciali o cofanetti dei cd, laddove ancora il contatto tattile e visivo con l'oggetto può vincere qualsiasi ritrosia all'acquisto d'impulso. Questo è il negozio dei miei sogni. E magari non è neanche lontano. E' lecito chiedersi come si regoleranno infatti i negozi di cd col nuovo disco di Elvis Costello che traccia una direzione in maniera cristallina: niente cd, album solo in mp3 o in vinile. Più esplicito di così! Segnalo inoltre un nuovo passo del music-branding, con la partnership interessantissima dal punto di vista di marketing tra Bacardi e i Groove Armada (che segue la birra dei Maximo Park e il budino di Sospesoa). Un accordo ben congeniato che nel suo essere a tutto tondo, dalla distribuzione ai live, dal merchandising al coordinamento di nuove realtà, è davvero un evoluzione del modello di mecenatismo visto finora. Più stantìa la formula che, tramite casa discografica, legherà invece Paolo Nutini alla Puma. Ma tutte queste nuove interazioni a mio parere troverebbero in uno spazio flessibile, adattabile ed interattivo un luogo di promozione ideale e, soprattutto, contrariamente alle sirene che portano altrove, saldamente incentrato sulla musica. Il rischio, che metaforicamente rima con il rischio di ascolti musicali superficiali, è di ridurre la musica a contorno, completamento, di qualcosaltro, non facendo altro che partecipare al suo svilimento piuttosto che rafforzare il suo ruolo nella vita delle persone e averne indietro un vero potenziale di propulsione commerciale a 360 gradi. B.R.I.V.I.D.I. per gli ascolti che ho dato finora trionfano tre dischi davvero notevoli nel segno della B: Baustelle - Amen. Confermo ogni parola del parere espresso di qualche settimana fa. E anzi, i testi, rispondendo al buon fredo, pure spogliati della loro novità iniziale, mi sembrano belli saldi e quadrati con molti meno ammiccamenti rispetto agli odiosi Baustelle che conoscevo. Un disco che rimarrà a lungo, per me. Beach House - Devotion. Che gioiellino! Lieve, finissimo pop, dilatato senza essere amorfo alla Sigur Ros, leccato senza essere mellifluo alla Belle & Sebastian. Gruppi che amo, peraltro. Moooolto Slowdive chiusi di notte in una pasticceria francese. Gila finirà in parecchie playlist. Bon Iver - For Emma, Forever Ago. Essenziale ma enorme. Questo capolavoretto autoprodotto del 2007 diventa una gemma miliare. Melodie che sono monumenti che si reggono su esili strimpellate e arrangiamenti all'osso. Fantastico, toccante. degni di nota: MGMT - Oracular Spectacular. Bel disco brioso e stuzzicante. Giocoso anche e soprattutto quando si lascia andare. Time To Pretend è un inno indie-politico generazionale. Weekend Wars è il Bowie che aleggia (un pò troppo) ma poi c'è il pezzo slow e quello disco...deliziosamente furbi. High Places - 03/07 - 09/07 *. L'avevo bollato come una rimescolatura non necessaria del già grumoso calderone Animal Collective etc etc...e invece gli ascolti hanno rivelato una personalità interessante, genuinamente irrisolta e un gusto per l'orchestrazione di nubi di follia non comune. E continua a crescere. * interessante l'esperimento eMusic Selects. in pratica quello che è ancora il più importante negozio mp3 no drm a sottoscrizione, sceglie per la prima volta dei propri pupilli, una propria selezione di gruppi senza contratto distribuiti in esclusiva. Insieme agli ottimi High Places anche i Breathe Owl Breathe, che si rivelano un pò costruiti e poco spontanei, ma cui presto orecchio ancora. Al momento giudico come poco rilevanti i dischi di Black Mountain, Atlas Sound, Evangelicals e Lightspeed Champion. Mentre del 2007 ho scoperto questi due dischi incredibili che sfoggio qui di seguito. The Heliocentrics - Out There. The very Best of EthiopiquesAl Cinema. Mi sto organizzando per il trenone che prevede nel giro di due settimane la visione di film che promettono di cambiarmi l'esistenza. ![]() ![]() ![]() Finora non ho visto granchè di interessante al cinema. Solo Sogni e Delitti di Woody Allen, che non è male. Ah già che ci siamo.....mi chiedevo se non esistesse un web 2.0 sul cinema e ho trovato il novello sito italiano Boomatic che vi presento: |