lunedì, 12 gennaio 2009






10. Shearwater - Rook

Da una costola degli Okkervil River nasce questo iceberg di spleen che va sotto il nome d Shearwater. Rook è un disco intensissimo, celestiale e abissale allo stesso tempo. La new wave più matura che perde vezzi e orpelli, si arricchisce di consapevolezza dei suoni e della scrittura per evocare le immagini più profonde. Il riferimento, per la raffinatezza minimale della composizione pianistica e per l'approccio vocale, nonchè per la qualità raggiunta è sicuramente il Mark Hollis solista, laddove come nel disco del leader dei Talk Talk, non si può che chinare il capo davanti a tanto sentimento. Visti dal vivo: un'armata brancaleone capace di suscitare emozioni vividissime e compatte. Laceranti.
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09. Santogold - Santogold

Eh. Come se ci fosse davvero qualcosaltro da dire su questo disco. Spettacolare. Per varietà, personalità, produzione, suoni. Una strizzata di vitalità. Una spina dorsale dub che attraversa roba pesante alla Creator o Unstoppable, fino al pop sopraffino di Lights Out e I'm A Lady, passando per la grassa L.E.S. Artistes, l'uptempo di You'll Find A Way, la ghettotyle 90iesness Shove It, il soft punk di Say Aha. Col levare al minimo indispensabile e una cura dei suoni nel valorizzare le melodie da far invidia ai migliori prodotti mainstream. Il disco va liscio che è un piacere e secondo il sottoscritto non c'è neanche un riempitivo, cosa rarissima nella discografia attuale. Anzi ogni brano è un tassello indispensabile per entrare in contatto con l'arte di Santogold. Spacca. Non è 2008 se non c'è Santogold.

my-spaceyou-tubeLights Out (video)




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08. Fleet Foxes - Fleet Foxes

E anche qui, cosa volete che vi dica? Molto ho già detto nella mia recensione su rocklab. Nel frattempo sono diventati ancora più idolatrati e a me, proprio a me, figuratevi, mi tocca scalzarli dalla top5. E' strano. Dovremmo rifletterci tutti su come il successo o meno, o meglio il culto, di un disco influenza i nostri giudizi. Non che siano importanti in se, i giudizi. E' che abbiamo bisogno di inventarci criteri per capire le cose, classificare per giustificare incapacità. Bollare come "non-innovativi" quando ormai il nostro cuore è solo un bivacco promiscuo di vene ed arterie. Per conto mio, rivendico puerilmente, scoprii questo disco nella notte dei tempi, ipnotizzato da un Ep che mi aveva rapito e questo è stato il colpo di grazia. Una grazia infinita.

my-spaceyou-tubeWhite Winter Hymnal (video)




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07. Portishead - Third

Ricordo vagamente il momento dell'illuminazione. Ricordo soprattutto che fu un istante. In un istante di ascolto di qualche canzone di Third (forse era il ripartire infinito e interruptus di Silence, la magia spicciola di The Rip, il solletico carezzevole e angosciante di un'accetta sulla nuca di Hunter, la bossa malaticcia di Nylon Smile, la marzialità alienante di Machine Gun, l'assalto sonico di We Carry On, la schizzata alchimia di Threads o Magic Doors o forse era l'apoteosi in una fiaschetta di Deep Water) non so bene quale, ma fino ad allora, fino a quell'esatto momento, avevo ritenuto Third un disco prescindibile. Mi sono salvato ad un passo dell'inferno. Spendo e ricopio per questo disco lo stesso merito che cercai di dire lo scorso anno su In Rainbows: un disco che coglie esattamente il suo tempo, il presente. Non è altrove, è inequivocabilmente qui e adesso.

my-spaceyou-tubeThe Rip (video)




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06. Nick Cave & The Bad Seeds - Dig, Lazarus, Dig!
(VILIPENDIO D'ORO DISCO MEGLIO SUONATO)

Ma come si fa a non amare quest'uomo? Come si fa quando sforna l'ennesimo capolavoro per di più spiazzante, con la freschezza e la forza espressiva di un ragazzino e la consapevolezza e la maestria del mostro che è!? solo in Italia poteva passare sotto silenzio la grandezza di questo colosso. SOLO IN ITALIA. Non immagino quanto si possa essere indie dentro (lo dico come insulto) per non straparlarne. Cave non perde un'oncia del suo smalto e fa fruttare l'esperienza greve dei Grinderman inglobandone alcune ruvidezze nella poetica che gli è più propria. Un disco divertente e divertito, suonato dagli Dei dell'Olimpo al completo e dotato di diverse frecce al proprio arco, alle quali non si scappa facilmente. Tanto sono catchy la title track e Today's Lesson, tanto si sprofonda nei meandri con la splendida Moonland la torbida Night Of The Lotus Eaters. We Call Upon The Author è un must messianico dal sapore 70ies che intervalla un'invasato spoken con un ritornello predicatorio accompagnato da un blues malefico e carico. Albert Goes West sembra na roba tipo Husker Du. Hold On To Yourself è l'epopea western polverosa ed esistenziale di Cave ed Ellis. Diabolico. Inarrivabile. Immortale, come le parole giuste dette al momento giusto: Nick Cave, signori.

my-spaceyou-tubeDig, Lazarus, Dig! (video)




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05. Department Of Eagles - In Ear Park

Ecco un disco che dedico a me stesso. Non sono sicuro infatti che sia meglio di tutti quelli che ha alle spalle. Ma lo sento molto vicino alla mia idea di musica, soprattutto per quello che riguarda il rapporto tra complessità e immediatezza, tradizione e sensibilità moderna. Già con i Grizzly Bear eravamo da quelle parti. Ora forse persino di più. Si inizia con una sorta di sirtaki che si insinua fino ad un tendaggio rosso e polveroso che spalanca una sontuosa apertura da music hall. E sotto i riflettori segue No One Does It Like You. Gioiello luccicante di swing pop corale e chincaglieria electro, stile The Mamas & Papas. Delizioso. Phantom Other, poi, che inizia gracile e ossuta e si evolve in un finale da brividi. Teenagers parte 50ies e arriva 90ies, da Buddy Holly ai Pixies. Si prosegue tra zattere alla deriva e squarci di sole nella boscaglia. Da citare ancora almeno la straordinaria Floating On The Leihgh, una soave canzoncina che ben lavorata tra contrappunti di cori e svolazzi di chitarre diventa un fiume in piena che racconta i paesaggi che attraversa: e alla foce son lacrimoni. Se gli Animal Collective sonoi figliocci di Brian Wilson, questi sono i nipotini di Burt Bacharach. Me lo ricordano, una disinvolutra gustosa e un piglio scherzoso, nonchè arrangiamenti ricchi e coesi che vanno in una direzione ben pecisa.

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04. Dub Colossus - A Town Called Addis
(VILIPENDIO D'ORO DISCO ETNO)

Come amante della collana Les Ethiopiques non potevo rimanere indifferente a quest'operazione. Anche Nick Page (Transglobal Undergrond) infatti ne è un estimatore. E da qui è partito per un progetto ambizioso, quello di far incontrare il reggae con le sue radici dichiarate (nella cultura rasta, l'abissinia, rimando a Blow Up di dicembre) ma mai eslicitate musicalmente. Grazie all'incandescenza dei materiali non ne risulta una fusione a freddo. Tutt'altro. La mano si è rivelata sapiente. E lo dice chi, come me, come disprezzante del reggae, aveva di che temere. La resa dub dei brani e dei suoni di derivazione tradizionale etipe è davvero mirabile. Personalmente spesso è persino capace di suscitare emozioni tuttaltro che artefatte e anzi piuttosto vive. Ben lontani da uno sterile trendismo, ci sono momenti che la sensibilità moderna riconosce come godibili senza perdere senso o drammaticità o scioltezza. Ottime sia le svisate più elettroniche sia gli inserti jazz (Tazed Kush da brividi). Disco folk dell'anno!

my-spaceyou-tubeIl Progetto Dub Colossus

Lo streaming del Disco lo trovate sul sito della Real World, a questo link.


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03. Baustelle - Amen
(VILIPENDIO D'ORO 2008 DISCO ITALIANO)

Io odio i Baustelle. Odio la supponenza finto-timida di Francesco Bianconi. Il suo ridicolo modo di muoversi e vergognarsi dei suoi gesti artefatti. Odio la bellezza senza motivo di Rachele. Odio il citazionismo smaccato nei testi. Odio il loro voler dare un idea di se. Odio il fatto che non sanno suonare dal vivo. Odio che non sanno suonare dal vivo e sono dieci anni che non fanno altro. Odio la loro Italia retro, perchè l'Italia si sa solo guardare indietro, magari scoprendo qualche altro artista sfigato ma immancabilmente morto. Odio i Baustelle de La Moda del Lento, frivoli, stupidi, insulsi. Odio i Baustelle de La Malavita, costruiti a tavolino senza che fiatasse una mosca. Odio l'idea dei documentari su Palermo e Berlino noiosissimi e basta. Odio il ciuffo di De Andrè, Juliette Greco e tutto quell'immaginario che aveva rotto il cazzo negli anni '60 figuriamoci oggi. Odio la verbosità in cui spesso scivlano. Odio le loro pose onnipresenti. Io amo Amen dei Baustelle. Nonostante non smentisca nessuna di queste cose. Questo, ai miei occhi ne fa un album sublime. Aggiungo due provocazioni: Il Liberismo Ha I Giorni Contati canzone profetica 2008? eppoi, Amen nella top5 dei migliori dischi italiani degli ultimi 20 anni. IMHO.

my-spaceyou-tubeColombo (video)



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02. Tv On The Radio - Dear Science

Eccoli gli altri miei beniamini degli anni zero! E qui c'è proprio da inchinarsi. Disco perfetto. FunkyWaveIndieSoul coi contropistoni. Una goduria infinita, di suoni curatissimi di canzoni capaci di essere nevrasteniche e pompose così come reggersi su poche intuizioni ben avvolte da soluzioni ispirate, innovative, quasi sempre geniali. Dear Science è un disco compatto ma non monolitico. Magmatico e viscerale, di pancia. Inizia in un gioco di contrasti tra tensione e spensieratezza, quella Halway Home, che per tutto l'album cercheranno (invano) di superare. Crying è una Sexual Healing con intarsi glitch, da schiaffi. Dancing Choose piega vocalizzi rap ad una canzone tipicamente electropop, con l'aggiunta di fiati di sfondo e un riffetto di chitarra in primo piano deliziosamente retro. Tra dub strazianti e un Prince libidinoso e remissivo, si muovono motivi intriganti e succosi. Family Tree sembra rubata ai The National, per lirismo a tinte scure e ruolo delle ritmiche. DLZ è il mio pezzo-fomento dell'anno. Lover's Day è una fanfara-soul incredibile. Un disco istintivo e potente, cerebralmente sensuale, ghiandolare. 

my-spaceyou-tubeDancing Choose (video)




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01. Bon Iver - For Emma, Forever Ago

Eh mi dispiace ma non ci sono cazzi. Il disco dell'anno non può in nessun modo non essere questo. Mi verrebbe da dire un sacco di frasi che potrebbero suonare presuntuose (tipo "pena e disprezzo per chi non lo conosce o non lo ama" o "solo chi ha un'anima può capirlo") ma mi rendo conto che vi concentrereste sul mio rendermi ridicolo più che sul vostro. Meglio stare ben attaccati all'oggetto dunque. For Emma, Forever Ago ha le stigmati del Classico. Fosse stato pubblicato 50 anni fa, o tra altri 50 anni avrebbe sminuzzato cuori con lo stesso passo felpato e la stessa grazia. 9 pietre preziosissime che si incastonano sulla nostra fronte rendendoci imperatori di un regno di nebbia e sconforto, ma anche di bellezza assoluta. Si, mi è capitato di piangere ascoltando Bon Iver. Unico precedente, Astral Weeks di Van Morrison. E probabilmente sto cercando di giustificarmi. Probabilmente, mettendolo in cima ad una classifica che è il monumento alla futilità, al tempo nascosto e quindi alla sacralità dei giorni persi, sto provando a dimostrare che la debolezza non appartiene all'uomo, che come la bellezza, è di un altro mondo e di un altro tempo. Sto cercando di far finta di essere meno umano di voi, solo perchè, ancora adesso, mentre scrivo ascoltando The Wolves, mi commuovo un pò per l'anno che è andato via. What might have been lost, in the 2008?

my-spaceyou-tubeThe Wolves ( Act I and II ) (live @ End Of The Road Festival)


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In --- > musica, 2008, top50, 10-01
venerdì, 02 gennaio 2009





20. Paolo Benvegnù - Le Labbra

Mai dritto al cuore. Seguire i magici ghirigori di un proiettile magico, capace di acrobazie che carezzano altri organi vitali e solleticano il cervello e i nervi per poi centrare il bersaglio. Le Labbra è il punto di partenza. Un disco che, nel suo genere, sfiora la perfezione. Non si adagia mai su se stesso, coglie appieno la lezione degli ultimi Radiohead, capace di raccontare l'emozione attraverso percezioni evolute, dissonanze di colori, ritmiche jazzate e fughe sensoriali. Una delle cose più moderne, sensuali, vive che è dato di sentire in questo paese da anni.

my-spaceyou-tubeIl Nemico (video)


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19. The Raconteurs - Consolers Of The Lonely
(VILIPENDIO D'ORO ROCK 2008 ex-equo)

Ok. Alla fine sui White Stripes ci ho messo una pietra sopra grazie a loro. Sono troppo più sulle mie corde! Disco rock definitivo del 2008. Vorrei fare una minirecensione senza altri punti esclamativi, ma non è proprio possibile. Che spirito! Dalla LeZeppata iniziale che definirei a dir poco clamorosa per il modo in cui incornicia un mood tutt'altro che decrepito, a vere e proprie ballad e incursioni imbizzarrite nel folk di stampo britannico. Ma è proprio il piglio, la carica, la cosidetta energia a fare la differenza. Come quando il rock era rock. Anzi, scusate, rock! Eppoi Carolina Drama, cristo!
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18. Bonnie 'Prince' Billy - Lie Down In The Light

Difficile stare dietro alle produzionidi Will Oldham. Ma quasi sempre ne vale la pena. E' il caso di questo che reputo l'ennesimo gioiello della sua produzione. Meno cupo, disperato, rispetto a qualche pietra miliare precedente. C'è qualche bagliore in più, un sapore più paglierino, primaverile, magari anche più convenzionale, ma proprio per questo sorprendente come, una volta entrati nella sua poetica, costui sia capace di prendermi per la gola, che sia stringendola tra le mani o facendoci scivolare miele fresco. Quest'uomo conosce l'alfabeto del mio cuore.

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17. Mount Eerie, Julie Doiron and Fred Squire - Lost Wisdom

D'altronde a mettere le vesti del folker oscuro, dannato, affogato nel buio ci pensa con risultati a dir poco mirabili Phil Elvreum, di cui pian piano sto diventando un cultore. Le sue composizioni non sono mai meno che che sofferte, dolorose ma colme di grazia. Bozzetti d'abisso, lembi di buio. Canzoni brevi, cesellate, bomboniere per un funerale interiore. Perfette, nei minimi dettagli. Mi si rinnova lo stupore ogni volta che mi rendo conto che tutto le splendore raggelante di You Swan, Go On o di If We Knew abita in poco più di un minuto. E in così poco tempo, quanto ci siamo allontanati dalla riva... Culto Totale.
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16. Deerhunter - Microcastle

E io che non lo amavo! Sto ragazzo conosce l'alchimia dell'immediatezza e ci gioca con una destrezza impressionante, rimpolpandolo di immagini sfuocate e allucinate. Il materiale musicale che maneggia con padronanza appartiene al succo delle direzioni intraprese dalla pop music a cavallo 80-90, dallo shogaze all'elettronica, post-punk e post-rock, fino al grunge più 70ies, eppure da Eno ai Sonic Youth. Filastrocche, nenie e riffoni rock si confondono stagliate su paesaggi lunari da b-movie. Dall'incipit vorticoso e lisergico a schitarrate polverose e grezze. E' dormiveglia infinita.

my-spacehype-machineyou-tubeAgoraphobia (video)




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15. Toumani Diabate - The Mandè Variations

Che miracolo. L'ho visto live in un castello, vicino Roma. Di una bellezza senza confini. Capace di sollevare un trasporto placido, silezioso, onesto e autentico, una senso di elevazione che viene naturale interpretare come spirituale. Come solo la bellezza sa fare. Il disco è probabilmente uno dei capolavori assoluti per solo kora di sempre. Ne è protagonista un Toumani Diabate ispiratissimo, senziente, reattivo, crudo. L'innovazione che prosegue e persevera nel solco poco riconoscibile scavato dalla tradizione, per mantenerla più viva che mai. Fondamentale e per tutti.

my-spaceyou-tubeElyne Road (live a Sermoneta)


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14. Wovenhand - Ten Stones
(VILIPENDIO D'ORO ROCK 2008 ex-equo)

Che sono un fan totale di David Eugene Edwards si sapeva. Quello che non si poteva sapere è quanto cazzo spaccava sto disco. Dopo la mezza delusione di Mosaic questa bomba di convinzione e dignità ci voleva. Ten Stones è un disco compatto, teso, tirato e graffiante. Senza perdere un'oncia dell'intensità che contraddistingue l'autore, anzi guadagna in spregiudicata fierezza, pure nel torpore dell'esistenza, l'uomo scalcia e raglia. Lirico come al solito, più devastante di sempre. Il Nick Cave più rurale e baffuto, da una parte, i Thin White Rope e roba così dall'altra, con una capatina di Scott Walker in Quiet Nights Of Quiet Stars, dal sottofondo disturbante. Il mito è selvaggio e spietato. Attenzione: un ascolto attento e partecipe comporta il rischio di rimanere solo carne per avvoltoi.

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13. MGMT - Oracular Spectacular

Come mescolare tribalismo freak e coolness quasi fashion? Beh basta saper scrivere strepitose canzoni pop e immergerle nel proprio talento. Non mi sorprende che di loro si parli in quanto fenomeno. Credo che abbiano intercettato uno di quei nessi cruciali per quello che amiamo chiamare pop. Essere se stessi con disinvoltura. E con faccia tosta propinare Bowie ai ragazzini, liberi e felici del loro essere ancora nuovi. Oracular Spectacular sa rinascita, di euforia di se stessi, di scherno di se stessi, dell'odissea tra l'euforia e lo scherno e ritorno. Hippie fashion, conta solo ora, adesso. Sublime, direi. Quanto all'eternità, al prossimo disco, quando sarà di nuovo di moda.

my-spacehype-machineyou-tubeElectric Feel (video)



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12. Snowman - The Horse, The Rat and The Swan

Dall'Australia, post-punk con reminiscenze dark d'altissima scuola. Alle tipiche atmosfere brumose e peste del genere, uniscono un che di animalesco, che il titolo del disco ben racconta. Pispistrelleschi, ferali, scoscesi, inquietanti, ma propensi a spunti e iniziative creative in modo che ricorda molto i Fugazi. Ma il riferimento principale rimangono forse i primi Bad Seeds, quando non i Birthday Party. Fulminanti. Spicca il singolo We Are The Plague, veramente pestilenziale ma anche vagamente ammiccante, sarebbe perfetto riempipista nelle discoteche darkettone. Dario Argento darebbe la figlia per un pezzo come She Is Turning Into You come colonna sonora. Diamond Wounds è Morrissey reso zombie. Lasciatevi mordere sul collo.

my-spaceyou-tubeDaniel Is A Timebomb (video) di seguito: We Are The Plague



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11. Okkervil River - The Stage Ins

Su di loro che altro dire? Sono praticamente il mio gruppo preferito insieme ad altri 2-3. La loro ricetta di utilizzare gli stilemi della new wave come strumenti di aggiornamento e comprensione del folk e della canzone americana in generale mi affascina totalmente. Stop. Me la cavo aggiungendo una precisazione nerd: stavolta niente top ten, mentre scorso anno terzi. Non è che quast'anno sono usciti più bei dischi. Anzi. E non è neanche che The Stage Names è superiore. Anzi. E' che è questo è un intelligente passo intorno, circa se stessi, nè avanti nè indietro. Lost Coastlines è un gioiellino di melò, Pop Lie è dannatamente divertente e vera, spiccano in un giardino di piccoli capolavori fioriti. La mia preferita è la melliflua Starry Stairs.

my-spaceyou-tubeLost Coastlines (video)

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In --- > musica, 2008, 10-01
lunedì, 29 dicembre 2008




30. Soul Cannon - Kaboom
(VILIPENDIO D'ORO HIP HOP 2008)

Autoprodotti. Oggetto di un certo culto. L'ho scovati casualmente intrecciando le mie fonti (Forum de Il Mucchio e eMusic in questo caso). E ne sono rimasto molto colpito. Nonostante l'hip hop non sia esattamente la mia tazza da thè, questi ragazzi conferiscono una complessità strumentale, suonata, tra rock, soul e qualcosa jazzy a liriche sparate a cannone. Stratificato ed immediato. Rispetto ai miei problemi con l'hiphop non si appiattisce sulle liriche ma produce un'amalgama intensa, solida e molto black. Tra Rage Against The Machine e i miei amati Soul Coughing. Sorpresona.

my-spaceyou-tubeSoul Slammin (live)


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29. Beach House - Devotion

Musica eterea, delicatissima, impalpabile, sabbiosa e carezzevole, ma assolutamente incapace di annoiare. Questo il segreto di Devotion. I Beach House (Baltimora, come i Soul Cannon), inanellano una serie di perle cristallose lucide ma smerigliate. La paura e il desiderio di toccarle, di afferrarle, che ti solletica le dita. Una magica femminilità in sottoveste. Delizia infinita, laddove pensi di poterti abbandonare a questi suoni, loro ti riprendono per mano e ti guidano in un altrove ancora capace di generare piaceri e immagini nuove. Ancora, delizia infinita. Gila è tra le perle del 2008.

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28. The Last Shadows Puppets - The Age Of The Understatement
(VILIPENDIO D'ORO CANZONE 2008)

Per chi come me nutre il mito di Scott Walker (ma anche di Morricone), il piglio cocciuto, talentuoso e consapevole con cui questi due ragazzetti, propongono questo tipo di musica è cosa da giubilo di per se. Eppoi questo è un disco di una bellezza cristallina. Retro senza essere gioco citazionista, senza freddezza intellettuale, ma una freschezza tutta nuova. Onore alla scimmietta artica dunque e ad un songwriting sorprendente per maturità e profondità. Ma anche onore ad Owen Pallett che ne cura gli arrangiamenti degli archi, roba da leccarsi le orecchie. Standing Next To Me è inarrivabile quest'anno.

my-spaceyou-tubeThe Age Of Understatement (video)



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27. Titus Andronicus - The Airing Of Grievances

In pratica ci stanno gli Strokes che suonano finto-scazzati nella loro cameretta cool soho style, ma d'improvviso una banda di straccioni, puzzolenti, barboni, ubriachi fanno irruzione e perpetrano un bivacco musicale irresistibile, portando dentro strumenti e storie improbabili. Alchool di pessima fattura, sputazzi e una energia fuori dal comune. Pare d'aver visto anche Shane McGowan e i suoi Pogues alla festa, divertirsi un mondo a fare strappi veri e originali ad un guardaroba con troppi specchi. Pare che anche gli Strokes si siano divertiti un mondo. Ma purtroppo al mattino dopo non ricorderanno nulla. Come le migliori feste.

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26. School Of Sven Bells - Alpinism

Un disco che mi ha completamente ammaliato, grazie ad una straordinaria cura dei suoni e melodie dolci, stratificate, mai banali. Senza disdegnare una appeal ritmico moderno e orientato alla piacevolezza. Pensate agli Stereolab in versione dub. Meno vintage più clubbing. Palpitanti, seduttivi, eterei quanto basta affinchè il copro e la mente condividano uno spazio, una common room, con carta da parati coloratissima e un vecchio divano di velluto, un televisore acceso ma poggiato al contrario e un tappeto logoro e delle patatine calpestate. Fantasia.


my-spaceyou-tube(non so cosa sia sto video ma c'è Half Asleep e rende l'idea)



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25. Wildbirds & Peacedrums - Heartcore

Opera che scandaglia profondità dell'anima come poche. Blues all'osso, r&b a crudo. Viscerale, asciutto, catartico. Una liberazione controllata, scandita da puntelli ritmici intelligenti e ricchi nella loro essenzialità. Voce e batteria sempre in bilico tra il pieno controllo, finalizzato e progettuale dell'arte e il suo abbandono, il lasciarsi andare a trance senza meta. Le redini ben strette di un cavallo imbizzarrito su di una giostra sotterranea. Perfetti i "nick" del duo scandinavo: lei uccello selvaggio lui batteria di pace, dicono tutto su di loro e sulla loro idea di musica libera. E sulla resa live: esperienza vera.


my-spaceyou-tubeDoubt/Hope (live)



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24. David Byrne & Brian Eno - Everythings That Happens Will Happen Today

Incredibilmente trascurato questo gioiello. Mi balena l'idea che non sia stato capito. Ma tant'è, godiamone! Diversamente dalle loro precedenti esperienze insieme Byrne e Eno lavorano assemblando le liriche dell'uno alle musiche dell'altro. Se ne ottiene un opera testimonianza straordinario del miglior pop contemporaneo. Home è meraviglia. Strange Overtones è funkadeliziosa. Wanted For Life è genio puro. Feel My Stuff scotta e intontisce. Un bel caleidoscopio fatto ad arte. Con l'intelligenza di chi sa porsi in contatto col proprio tempo. Consiglio acquisto: http://www.everythingthathappens.com/

Tutto il disco in streaming:


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23. Afterhours - I Milanesi Ammazzano Il Sabato

Eh ce ne sarebbe da dire su questo disco! Prima o poi lo farò. Dal suo impatto controverso su fan e pubblico, alla sua riuscita commerciale, ai suoi video, fino alle recenti polemiche (?) per la presenza a Sanremo 09, ma anche della sua bellezza. Gli Afterhours riescono più di ogni altro artista a squarciare veli, proponendo le loro cose, dilemmi, incertezze, inquietudini, con una personalità che il nostro paese non sempre sa riconoscere, perchè abituato malissimo. Schietto, sincero, disarmante. Anche non del tutto a fuoco, ma forse volutamente spiazzante. La Forza di essere.


my-spaceyou-tubeE' solo febbre (video)


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22. Bodies Of Water - A Certain Feeling

Vi rassicuro: disco bello almeno quanto è brutta la copertina. Che poi non è brutta, è un tipo...vabbè. Questo mi sembra a tutti gli effetti un lavoro importante. Pur muovendosi su di una base che potremmo dire folk-wave, comune a molto indie (Arcade Fire, Okkervil River, etc..) si avventurano volentieri a digressioni strumentali e strutturali piuttosto originali o sui generis che svelano un bagaglio culturale molto più complesso del solito. Corale, quasi gospel, visto l'approccio spiritualista, ma anche kratuto, hard rock o swing in alcune soluzioni. "Maurizio! Un essere immondo!...Però bellissimo." (cit.)

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21. Micah P Hinson - ....& The Red Empire Orchestra

Sto ragazzo è clamorosamente bravo. Terzo discone, forse anche qualcosa di più. Si muove con una disinvoltura d'altri tempi nei meandri della canzone americana, raggiungendo davvero delle vette d'incanto assolute. Ci si aggira quieti in un giardino di frutti acerbi e rami secchi tra il solletico di spine e rovi, seguendo i sassi più bianchi, le foglie più leggere, i passi meno stanchi e le emozioni più vere. E' un abbandono dolce e misteriosamente quieto sull'orlo di qualcosa. Le canzoni di Micah annullano le difese senza lasciare alcuna traccia di commiserazione. Laddove invece la bellezza è invadente. Talento puro.

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In --- > 2008, 30-21
mercoledì, 17 dicembre 2008




40. Flying Lotus - Los Angeles 
(VILIPENDIO D'ORO ELETTRONICA 08)

Ebbene ecco il mio dsico di elettronica dell'anno. Quella di Steven Allieson è una musica magamatica, fluida ma incandescente, fumante. Un calore che le viene dall'avere inglobato e digerito sostanza nerissima, come pro-zia Alice (Colrane) avrebbe voluto. Incontro ipotetico di sonorità hiphop e dubstep. La sua Los Angeles è ricoperta da uno strato colante di pece dal cielo bianchissimo della California. Una pellicola di Lynch bruciata, in piena combustione, sfrigolante. Destabilizzante, sensuale, potente.


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39. Vic Chesnutt, Elf Power & The Amorphous Strums - Dark Developments

La cantilena da ubriaco iniziale di Mystery da il la ad un lavoro invece lucidissimo e incredibilmente bello. Mi è cresciuto ascolto dopo ascolto (e ancora cresce..) Dopo il giro Bella Union è la volta di alcuni del collettivo Elephant 6, ad accompagnare il songwriting di Chesnutt. Stavolta il suo country-rock prende le tinte brillanti, pur conservando un che di fosco, grazie ad un accompagnamento convinto, divertente nelle soluzioni ma anche sensibilmente divertito nel piglio. Grandi piacevolissime canzoni (And Now, You Are Mean e Phil The Fiddler), ma The Mad Passion Of The Stoic devasta.

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38. Friendly Fires - Friendly Fires

Eh si, per me, nella gara tra 'new sensation' la spuntano loro. Ci vuole dello stile ad essere trendy. Solita commistione tra wave e ritmi disco-dance, da vestiti stracciati. Ma questi hanno armi affilate. Da dritta di Alex Masoko non ho più smesso di sentirli. Mi divertono molto ma conservano una liquidità di suoni che spesso nello strafare dei giovincelli si perde. In The Hospital rende l'idea: un remix funky dei Joy Division, o i Talking Heads che ascoltano Sly anzichè James Brown. Paris è piacionissima, Lovesick è una delizia di lustrini nel caffelatte.


my-spacehype-machineyou-tubeParis (video)      



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37. Mahjongg - Kontpab

Una delle cose che mi sono parse, se non innovative, almeno davvero libere dal punto vista espressivo. Come annunciato d'altronde dal tribalismo iniziale di Pontiac che diventa un dub accelerato morbidissimo. Giochi di riverberi e ripetitività, loop e innesti polimorfici, ma un'idea di musica confluente, mistica e liberatoria senza essere straneggiante. Kottbusser Torr è roba che piacerebbe a David Byrne. Tell The Police The Truth, è folle, scazzata e giocattolosa danza, Mercury sembrano i Bloc Party senza gravità, Those Birds Are Bats una filastrocca in acido. Onoriamo il Dio Kontpab!

my-spaceyou-tubeTell The Police The Truth (video)



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36. Matt Elliott - Howling Songs

Terzo e conclusivo capitolo di una trilogia che vanta un disco più bello dell'altro. Matt Elliott non delude. I suoi lamenti, i suoi ululati che attingono a tutte le voci e i suoni che costituiscono la drammaticità europea, ti si conficcano dentro con tenacia. Dolente, fibroso, cantato con un filo di fiato che sembra l'ultimo, e una gestione sopraffina di arrangiamenti di suoni acustici ed elettrici che calibrano la nostra empatia. Perchè la materia di quest'album non si può toccare senza bruciarsi. Pulsa di arte, ma alla luce fioca della vita. Un nuovo teatro degli orrori, pieno di grazia.


my-spaceyou-tubeThe Kubler-Ross Model (live @ lecargo.org)

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35. Deerhoof - Offend Maggie

Mi intrigano sempre i Deerhoof. Da buon orfano dei Pavement ho sempre piacere quando trovo un gruppo che si diverte a cazzeggiare con stile, arricchendo il proprio lavoro di sottogliezze e sfumature. Offend Maggie è un disco fresco, acuto, che sprizza intelligenza e creatività dai numerosissimi pori. Degli Stereolab meno snob e dei Fugazi meno drammatici, in pratica sono il meglio dell'alternative 90ies, più rock nei suoni e più consapevole. Senza disdegnare spruzzate di groove (Snoopy Waves) e pieghe noisy (The Tears And Music Of Love). Vocina giappa e chitarrosità sparsa, sto disco va giù che è un piacere.

my-spaceyou-tubeThe Tears And Music Of Love (Live)


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34. Quinn Walker - Laughter's An Asshole / Lion Land

Mai amato tantissimo Devendra Banhart. Io amo Quinn Walker. Siamo infatti nello stesso territorio: cosidetto freak folk. Ma questo soggetto qua ci mette dentro talmente tante idee e pazzie che la definizione gli sta stretta. Stesso motivo per cui (folle) esordisce con un disco doppio. Facile dar per scontati riempitivi. E invece è un bel composit, un bel plancton, un agglomerato organico, incoerente ma vivo e vegeto, consapevole del proprio valore nutritivo. Forte di una scrittura, a mio modo di vedere, sopraffina, Quinn non ha paura di nulla e osa. Save Your Love For Me, tra Prince, Bowie, Flaming Lips con un falsetto irresistibile è una delle mie canzoni del 2008.

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33. Have A Nice Life - Deathconsiousness

Disco sommerso. Sommerso perchè è praticamente un culto. Stampato in pochissime copie, ha subito un gran passaparola (e passafile) digitale. Ma sommerso anche perchè questo disco è fatto per inabissarcisi dentro. Un concept sulla morte, strutturato in due parti. "L'aratro che ha spezzato i piani" e "Il Futuro". Dark-ambient, eterea ed elastica, bassi gravi e chitarre effettate. Leggerezza e sconforto, esplorazione dei meandri ed immobilità. L'esperienza virtuale dell'annullamente dell'esistenza. Descritta minuziosamente, ambiziosamente, ma con arguzia, sensibilità e forza espressiva. Magnifico.

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32. Vampire Weekend - Vampire Weekend

Ok ho mentito. Sono loro la mia 'new sensation' preferita. Ma dopo aver messo su il disco così tante volte e averli visti live, e dopo aver tanato gente insospettabile a ciancicarli i Vampire Weekend sono tra noi! Anche volendo criticare si è a corto di argomenti: disco bellissimo, ispirato, nuovo, acchiaposo, coinvolgente e sincero. Tocchi esotici, africa e caraibi, giamaica ed europa, sparsi con sapienza e spensieratezza su canzoni indie-punk scritte con maestria da ragazzetti del college. Da B-Movie ad A-Punk.


my-spacehype-machineyou-tubeA-Punk (video)





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31. Eryikah Badu - New AmErykah Part One (The 4th World War)

Qui poche storie. Lei è la Regina assoluta del soul moderno. E riafferma il suo ruolo con un disco splendido, sofisticato ma sciolto, disinvolto e schiaffegginate con guanti sontuosi. Il modo in cui stratifica i suoni, compone dei crescendo minimali in salsa nera (My People su tutte), lo trovo modernissimo e mi rapisce ad ogni brano di più. Fonde Marvin Gaye con l' hiphop più crudo con una semplicità che non è di questa terra. Con Honey arriva a competere e a surclassare sul loro terreno con le varie Beyonce ridicolizzate. Alla faccia di tanta ricercatezza e artificiosità, ben congeniata, la linea conduttrice dei lavori della Badu è sempre, l'umanità più profonda.

my-spaceyou-tubeHoney (video)

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In --- > musica, 2008, 40-31
venerdì, 12 dicembre 2008


50. Willard Grant Conspiracy - Pilgrim Road

Disco speciale per il gruppo di Robert Fisher. Ritorno a toni sommessi, ad un approccio alle radici della canzone americana che pare proprio venirgli naturale, spontaneo, senza perdere la specifica raffinatezza di sapore europeo che caratterizza la band da sempre. Semplice e spoglio, non minimale, ma discreto, la quiete angosciosa e conventuale immersa in un silenzio più grande. Sofferto, da ascoltare a capo chino. Simulando una preghiera. Jerusalem Bells è straziante. Phoebe è dolcissima. C'è anche Malpensa.


my-spacebee-mp3






49. The Dirtbombs - We Have You Surrounded

Si si vabbè sto ritorno dei 70ies più lisergici, ok! ok i Black Angels, i Black Mountain, quelli che vi pare. Ma questo è un altro pianeta. Fuori dalle mode, fuori dall'aria che tira. E' underground vero e proprio e di quello che succede sopra se ne sbatte. Mike Collins coi suoi Dirtbombs fa l'ennesimo disco grezzo di garage blackness punk, da far annodare le bodella e farle roteare sopra la testa in una danza senza senso. Geniale pure quando plagia gli Stooges.Furoreggiante la rilettura di Sherlock Holmes degl Sparks. Il testo di Leopardman At C&A è di Alan Moore. Delirio e Sudore.


my-spaceyou-tubeLeopardman At C&A LIVE





48. The Dodos - Visiter

Non fatevi ingannare dalla capacità che i Dodos hanno di sballottarvi, stordirvi, trascinarvi, abbandonarvi e venirvia riprendere sull'orlo di qualcosa. Sono solamente in due. Batteria e chitarre. Ma fanno un gran bel baccano. Spicca una gran capacità di giocare con cose da poco. Colonna sonora ideale per montare mobili ikea. BricoRock! Oh, poi a me per piglio, approccio naif e più punk che folk agli strumenti acustici mi riportano ai Violent Femmes. Ma forse ce li sento solo io. E pappappero, aggiungo.



my-spaceyou-tubeFools (video ufficiale




47. Lambchop - OH (ohio)

Basta quel mezzo balbettìo iniziale oh-oh-hio che si trasforma in melodia delizosa a rendere l'idea. Kurt Wagner, diciamolo, sembra un disadattato. Alla peggio uno sfigato. E infatti è un genio totale. Che meraviglia questo disco. Soul pallido, folk tostato tra le morbide foglie delle pannocchie. Una scrittura cristallina, in grandissima forma. Come ai tempi di Is A Women. Impreziosito dal solito stuolo di stramusicisti di Nashville che si mettono al servizio di quest'uomo spaurito e innocuo. Chiamandolo Maestro, probabilmente.


my-space





46. Eli "Paperboy" Reed & The True Loves - Roll With You

Qui invece di pallido non c'è proprio nulla. A parte il viso de sto ragazzetto che urla dalla copertina qui accanto. Già da qui si capirebbe che siamo in pieno revival soul, di quello con la S maiuscola, Stax o Motown che sia (propenderei per la seconda, in questo caso.). Anche qui gran classe e grandi musicisti al seguito. Ma se abbiniamo il visino 25enne e questa voce pazzesca c'è da rimanerne sbalorditi. Prodotto confezionato con tutti i crismi, davvero godereccio.



my-spaceyou-tubeFooling Myself LIVE




45. The Week That Was - The Week That Was

Eh mi dispiace ma un fan devoto degli XTC non può certo rimanere indifferente ad un'uscita del genere. Il debutto di questi ragazzetti infatti mi ricorda moltissimo il gusto pazzoide e anticonformista di Partridge e Mouliding per una melodia ricercata ma definitivamente pop. Una sorta di microprog, nel senso di frammenti di strumentismi spezzettati ma convergenti in una dannata frivolezza d'altri tempi. Collage elettropop, schizoide ma spietato. Il singolo Scratch The Surface, prende la Lullaby dei Cure, ne asciuga l'epica, con concretezza frippiana.


my-spaceyou-tubeLearn To Learn





44. The Notwist - The Devil, You + Me

Da orfano di Neon Golden e Shrink aspettavo il nuovo dei tedeschi Notwist col bavaglino sempre a portata di mano. E invece i primi ascolti m'hanno lasciato freddino. Semplice intrietronica...mi dicevo. Ehi, un attimo! ma l'indietronica l'hanno inventata loro! Beh spegnete le meningi perchè questo è un disco che va lasciato andare, va lasciato fare, senza troppo impegno. Di quelli che s'infilano sottopelle e neanche te ne sei accorto. Perfettamente sospeso tra l'immaginario delle 2 copertine con cui è in circolazione (l'altra). Lascia intuire l'abisso dietro una coltre di pixel.


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43. Karl Hector & The Malcouns - Sahara Swing

Mia fissa personale da un paio d'anni è orma l'afrobeat nelle sue divagazioni più jazzy. Mia fissa del 2007 era stato il clamoroso disco degli Heliocentrics (non in classifica, ascoltato dopo, sic!), a cura Stone Throw. Beh con questo Sahara Swing le due cose si incontrano. Ed è un sublime sentire. Alla base il funk di matrice africana rielaborato in maniera libera e con una varietà e sottigliezza di suoni e stili da poterne apprezzare il gusto assolutamente moderno ma anche l'impatto micidiale. Tra ritmiche dub, contrappunti afro-funk, impennate free e chilate e chilate di coolness in senso milesdavisiano, sto disco straspacca.

my-spaceyou-tubeSahara Swing (VIDEO)



42. The Chap - Mega Breakfast

Allora, questi sono completamente pazzi. Non mettetevi in testa di provare a definire che genere fanno. Non se ne viene a capo. Ascolto e dico, vabbè, stai a fa lo smanettone col taglia e cuci. Ma poi l'ho visti dal vivo. E ho scoperto che è tutto "vero". E che sono, appunto, pazzi. Anche pericolosi, direi. Se solo oso immaginare quanto si divertano a fare ste robe mi rammollisco di botto. Possiamo goderne solo di riflesso. Ce l'hanno con noi?
A scusate, disco-elettronic-punk-funk-pop-wave-new-post-kraut-wave eppoi daccapo con un No- davanti per ciascuna definizione.


my-spaceyou-tubeFun And Interesting (VIDEO)





41. Jay Reatard - Matador Singles 08

Eccone n'artro. Pazzo, disadattato, cazzone, fate voi. Stadifatto che quando tale libertà e gioia espressiva raggiunge queste vette quelli fuori posto sembriamo noi immobili davanti a sti schermi. Come lettura del nome italianizzata vuole, Reatard arriva in ritardo sugli anni '90 che omaggia in ogni modo. Dal lo-fi imperante, ai suoni distorti quando meno te l'aspetti, dal finto-punk, all'inseguimento della canzonetta perfetta. Beh, io son nato da quelle parti lì. E Pavement e Dinosaur Jr, non me ne vorranno se ogni tanto metto su sto disco spassosissimo. Non buca una track una.

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In --- > 2008, 50-41
mercoledì, 19 novembre 2008
 

Dove ho nascosto i miei segreti?

Una foglia rossa sulla spiaggia,

il tedio di chiedersi come ci e’ finita qui

Sotto una scarpa

Sotto la sabbia

Dove l’autunno non puo’ scovarla

Dove ho nascosto i miei segreti

Senza aspettare che fossero loro

Ad invecchiare tra i morbidi

Guanciali della giovinezza.

 

Sotto una scarpa

tra le dita ferite

Sotto la sabbia

l' eco spettrale di migliaia di conchiglie

 

l’avventura dei deserti

le pieghe delle pagine

le risate dal bar dei cechi

Origliavo tutto.

 

Davvero dobbiamo rimanere li,

dove siamo caduti?

 

Il mescolarsi dell’acqua con l’acqua

Le pieghe delle pagine

I neon spenti, come vene esangui

Le vele che non vede nessuno

Origliavo tutto.

 

Davvero dobbiamo tornare indietro,

sempre, per una strada diversa da quella

da cui siamo venuti?

e ancora

 

la pelle gonfia di fumo

le pieghe delle pagine

le ossa facciali che si frantumano

le pubblicita’ porno in tedesco

origliavo tutto questo,

e tutto questo,

prima del tempo,

era gia’….

 

….sotto una scarpa,

tra fango e merda

sotto la sabbia,

tra migliaia di sassi e conchiglie,

una foglia rossa.

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mercoledì, 12 novembre 2008
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giovedì, 09 ottobre 2008
Per la precisione, credo che tutto sia successo in uno degli istanti che compongono questo momento
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martedì, 16 settembre 2008
Io c'ero. Ed ero fottuto.

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lunedì, 18 agosto 2008
Per chi come me ha nel cuore i Radiohead ma avrebbe voluto vivere i Talking Heads, quando David Byrne intervitò Tom Yorke per i tipi di Wired, qualche tempo fa, sul progetto appena lanciato In Rainbows qualcosa ha fatto centro.

Oggi David Byrne e Brian Eno pubblicano Everything That Happens Will Happen TODAY con modalità analoghe all'uscita di In Rainbows.

Il disco, ritorno alla collaborazione tra i due 27 anni dopo aver concepito una pietra miliare come My Life In The Bush Of Ghosts, è disponibile in vari formati, tutti esclusivamente disponibili dal sito www.everythingthathappens.com/ .

1- Dal sito appositamente concepito è possibile già da qualche giorno scaricare una canzone, la divertente Strange Overtones
2- Sempre dal sito -bellissimo- c'è un player embeddabile e condivisibile con lo streaming completo dell'album accompagnato da alcune immagini statiche in slideshow.
3- Una volta saggiato in quesi due modi il materiale, attraverso un ulteriore pagina (come a distinguere le fasi, o, direi, gli strati) ci sono diversi modi per procedere nell'acquisto a seconda della propria soddisfazione. A partire dal semplice download per circa 9 dollari (6 euro: il sito fornisce anche la conversione di valuta in popup)
4- ... la soluzione cd (spese spedizione escluse) + download immediato, che viene messa in basso profilo, giustamente. Per poco più di 8 euro.
5- ...infine, ma ben messo in risalto quello che si prenannncia come un succulento Deluxe Package, includente il domineiddio sull'album, la sua storia, i suoi personaggi, materiali inediti etc etc... comprensivo di spese di spedizione siamo sui 55 euretti.
6- Senza alcun sovrapprezzo se non nella versione solamente digitale (2 dollari in più) si può richiedere la versione download in formato alta definizione FLAC

Ecco. Io, ancora una volta, ho la sensazione che tutto questo sia dannatamente giusto. Che questa sia una strada maestra per bypassare dei passaggi inutili e mettere da un lato l'artista e dall'altro il fruitore con una naturalità ancora tutta da scoprire.

A voi l'ascolto. Presto vi dirò la mia anche sul contenuto:
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